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“Senza blocco dei licenziamenti in Irpinia 8mila esuberi. Rischia anche Solofra”

L’emergenza economica e sociale. “Se non sarà prorogato il blocco dei licenziamenti, in Irpinia si conteranno circa 8mila esuberi. Un dramma nel dramma che non potremo sopportare”.

Camorra, il clan Imparato "bussò" a Solofra per la gestione dell'antincendio

(Fonte Cronache della Campania) Il clan Imparato "bussò" a Solofra per la gestione degli impianti antincendio.
L’indagine dei carabinieri che ha portato all’esecuzione di 12 misure cautelari a Castellammare e che ha colpito il clan Imparato nasce da un attentato dinamitardo il 22 febbraio 2015 ai danni di supermercato della catena 365. Il titolare dell’esercizio commerciale riferì ai carabinieri di aver già ricevuto altri tre ‘avvertimenti’, due nei punti vendita di Solofra nel 2008 e nel 2010, e uno l’anno precedente proprio nel negozio a Castellammare di Stabia, anche se non aveva avuto esplicite richieste estorsive. Un mese dopo l’uomo tornò dai militari dell’Arma accompagnato dal fratello per raccontare come il giorno prima un loro dipendente, che poi venne identificato come pregiudicato residente nel rione Savorito, roccaforte la famiglia Imparato vicina al clan D’Alessandro, i cui vertici, Michele detto Zi Peppe e Salvatore, sono tra i destinatari della misura cautelare emessa dal gip Leda Rossetti. L’imprenditore raccontò che l’uomo gli aveva detto di essere stato avvicinato proprio da Salvatore Imparato che voleva incontrarlo per parlargli dell’attentato. Qualche giorno dopo, suo fratello era stato avvicinato al parcheggio di un loro capannone da una persona che si era presentata come Zi’ Peppe, soprannome di Michele Imparato appunto, che gli aveva detto di occuparsi di impianti antincendio e che gli voleva presentare un preventivo. In effetti, Michele Imparato, sottoposto all’epoca alla libertà vigilata, è stato assunto come dipendente da una ditta che si occupa di prevenzione incendi. Intercettazioni sulla sua utenza telefonica e ambientali sull’auto in uso alla società, che guidano prevalentemente lui e il titolare della ditta, Domenico Fortunato, anche lui tra i destinatari delle misure cautelari, hanno permesso di ricostruire estorsioni operate dai due ai danni delle ditte concorrenti per procurarsi fette sempre più ampie di mercato, ma anche la gestione della piazza di spaccio del rione Savorito, noto anche come Arancia Faito, che gli Imparato controllano da almeno 20 anni.Il boss Michele Imparato, detto Zi’ Peppe, destinatario di una delle 9 misure cautelari in carcere emesse dal gip di Napoli nell’ambito di una indagine dei carabinieri sul gruppo che da 20 anni gestisce il rione Savorito a Castellamamre di Stabia e che ha visto notificare anche 3 misure del divieto di dimora, puntava al monopolio della fornitura di estintori a Castellammare di Stabia. Un obiettivo perseguito anche attraverso la Effedì, azienda di Domenico Fortunato, detto Mimmo, nella quale Zi’ Peppe risulta assunto. Le intercettazioni dei cellulari dei due e a bordo di una Fiat Punto van che è intestata alla ditta e in uso ai due rivelano agli inquirenti il dipanarsi del progetto. Anzitutto le conversazioni tra il boss e l’imprenditore, legato a Imparato da una amicizia pregressa di suo padre con il boss, consolidata da una gestione ‘allegra’ degli introiti dell’azienda da parte di Fortunato, cui Imparato mette riparo.
 “Tu oggi ti devi apparare…ti devi rimettere in carreggiata”, dice Imparato a Fortunato più volte in conversazioni del marzo 2016. E nel ‘rimettersi in carreggiata’, c’è anche il recupero del rapporto con il padre Fiorenzo, titolare della Fort Antincendio, “cosi’ da creare un loro esclusivo rapporto di monopolio nel territorio stabiese”, annota il gip. Poi partono le pressioni estorsive ad aziende del settore per estrometterle e a imprenditori per aumentare i clienti. A novembre 2015, il boss già ammoniva Domenico Fortunato: “A Castellammare estintori non li deve mettere nessuno più”. Un mese prima, il disegno si era già concretizzato imponendo a una ditta di trasporti locale di piazzare quelli della ‘famiglia’ sui loro mezzi, risolvendo il contratto decennale con un’altra ditta. Anzi, come si evince dalle intercettazioni ambientali, il titolare dell’impresa del settore mobilita’, dopo essersi informato sul socio occulto della Effedi’, ossia Zi’ Peppe, si propone di trovare altre 25 ditte come loro clienti. 
Poi Imparato si pone come obiettivo gli alberghi della costa stabiese, dai quali le altre ditte “se ne devono scappare proprio”; e l’azienda che vantava tra i suoi clienti proprio molti titolari delle strutture ricettive riferirà agli inquirenti che a fine 2015 iniziano a piovere disdette ai suoi contratti “anomali”. Le minacce di Imparato, forte anche dei suoi rapporti con il clan D’Alessandro, arrivano agli imprenditori della zona portuale di Castellammare, e anche lì con successo. Tuttavia, in un cantiere navale, la vecchia ditta fornitrice di estintori, per vendetta, si porta via quelli della Effedì, ma zi’ Peppe, provvede subito a far rientrare la protesta, minacciando di “rompere l’accordo e andare anche nella zona di Sorrento”.

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