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“Senza blocco dei licenziamenti in Irpinia 8mila esuberi. Rischia anche Solofra”

L’emergenza economica e sociale. “Se non sarà prorogato il blocco dei licenziamenti, in Irpinia si conteranno circa 8mila esuberi. Un dramma nel dramma che non potremo sopportare”.

Inquinamento chimico e fecale, scatta il divieto di utilizzo delle acque del Solofrana

Solofrana e suoi affluenti, scatta il divieto di prelievo ed utilizzo a qualsiasi fine - compreso uso irriguo e zootecnico - dell'acqua del torrente.
Le ordinanze sono state emesse dal comune di Solofra e dal vicino comune di Montoro.
Alla base del provvedimento i risultati dei campionamenti Arpac - effettuati a valle delle vasche di depurazione del depuratore COGEI ingresso Carpisano a confine tra Solofra e Montoro - che hanno evidenziato "la presenza di COD (Domanda chimica di ossigeno) pari a 90mg/l, Cromo Totale pari a 750,2µg/l, Azoto Ammoniacale pari a 4,4mg/l, Azoto Nitricoparia 2,5mg/l, Azoto Totale pari a mg/l7,5 e Escherichiacoli pari a 15530UFC/100ml".
I dati - si legge nell'ordinanza - sono "indice di inquinamento chimico e anche di natura fecale".
Ora se da un lato è dubbio che ci sia ancora chi utilizza le acque del Solofrana ad uso irriguo o zootecnico (non è la prima volta che i dati Arpac evidenziano una scarsa qualità dell'acqua che scorre nel torrente) dall'altro queste ordinanze sono la testimonianza - l'ennesima - di come il torrente sia ormai avvelenato.
All'indomani dell'esondazione del 2014 - si ricorderà - scattò il divieto di coltivazione nei terreni invasi dal torrente. I campionamenti fatti dall'Arpac evidenziarono, infatti, la presenza di berillio di quasi 5 mg/kg, il doppio della soglia di legge consentita, mentre lo stagno presente risultò di 5,86 mg/kg, 6 volte superiore alla normativa vigente. Metalli pesanti ed idrocarburi superiori alle soglie di legge. L’ordinanza riguardò i terreni nella zona sud del Comune delle frazioni Misciano, San Bartolomeo e Piazza di Pandola

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