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Vaccini anticovid nelle aziende agricole, si parte da Montoro

Vaccini nelle aziende agricole, anche l'Irpinia è pronta. Una iniziativa nata dalla collaborazione tra Coldiretti ed Asl Avellino. Questa mattina taglio del nastro per l'hub vaccinale attivato presso la Gb Agricola.

"Cattive acque", il caso del fiume Sarno


Inquinate, sprecate, e poco tutelate. Legambiente ha raccolto nel report “Buone e cattive acque” le storie di ordinario spreco della risorsa idrica. Emblematica la storica vertenza che accompagna il fiume Sarno, un bacino di 540 chilometri quadrati in cui insiste una popolazione che di circa un milione di abitanti: 39 comuni distribuiti nelle province di Napoli, Salerno e Avellino. Quella del Sarno è una storia di inquinamento civile, agricolo ed industriale, di dissesto idrogeologico, di forti modifiche date da interventi di rivestimento e tombatura degli alvei, di rettifica delle anse, derivazioni e captazioni, anche abusive, alle sorgenti.
In base ai monitoraggi eseguiti per la direttiva Quadro Acque, nel quinquennio 2010-2015 lo stato attuale dei corpi idrici italiani – secondo gli ultimi dati Ispra – vede nella Penisola solo il 43% dei 7.494 fiumi in “buono o elevato stato ecologico”, il 41% al di sotto dell’obiettivo di qualità previsto e ben il 16% non ancora classificato. Non va certamente meglio per il Sarno: tutti i corpi idrici in questione – il Sarno e i suoi affluenti – sono in deroga per l’obiettivo non raggiunto di buono o elevato stato ecologico (per maggior dettaglio: solo uno stato sufficiente; la maggior parte in stato scarso; due in stato cattivo).

“Oggi più che mai – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – risulta evidente come sia necessario un nuovo approccio gestionale sul tema dell’acqua, con piani strategici che puntano ad eliminare gli scarichi inquinanti e a ridurre i prelievi, una misura necessaria per far fronte ai cambiamenti climatici. È inoltre importate definire strumenti di partecipazione adeguati (come i contratti di Fiume), che coinvolgano settori pubblici e privati, istituzioni, associazioni, cittadini, tecnici ed esperti per individuare le criticità e le politiche da mettere in campo. Ma per garantire misure risolutive calibrate sulle problematiche specifiche di ciascun bacino idrografico, è necessario completare la rete dei controlli ambientali, e uniformare su tutto il territorio nazionale il monitoraggio».

«Il disinquinamento del Fiume Sarno e il suo bacino idrografico è una vertenza storica di Legambiente iniziata più di 30 anni fa – aggiunge Antonio Giannattasio, Segreteria di Legambiente Campania -. Uno dei punti fondamentali, oltre al contrasto degli sversamenti illegali e all’abbandono dei rifiuti, è il completamento di un sistema depurativo efficiente (impianti, reti di collettamento, reti fognarie). Il cambiamento necessario passa inoltre anche attraverso alcune parole chiave come riqualificazione dei corsi d’acqua e rinaturalizzazione delle sponde, contrasto all’impermeabilizzazione dei suoli, miglioramento del trattamento di depurazione e implementazione del riutilizzo delle acque a 360° (dai fini industriali a quelli irrigui e domestici), rafforzamento dei controlli ambientali, innovazione e completa attuazione delle direttive europee».
Nell’ultimo dossier di Legambiente “Goletta del fiume Sarno” presentato il 18 gennaio 2018 a Salerno, si registra la situazione sempre critica del Bacino del Sarno. Dei 16 punti indagati lungo l’intero bacino del Fiume Sarno, compresi i Torrenti Cavaiola, Laura e Solofrana, tra il 26 e il 29 settembre 2017, 10 non raggiungono una qualità sufficiente avendo totalizzato punteggi che gli assegnano uno stato di qualità “Scarso” per 4 punti e uno stato “Cattivo” per altri 6. Soltanto 6 campioni raggiungono una qualità sufficiente o superiore, di questi 2 raggiungono punteggi tali da avere assegnato uno stato di qualità “Sufficiente”, 3 lo stato “Buono” e soltanto 1 quello “Elevato”. Nel grafico successivo sono rappresentati in termini percentuali gli stati di qualità dei 16 punti del Bacino del Sarno oggetto della campagna di monitoraggio.

Più in generale, è il quadro complessivo dei servizi idrici in Campania a non essere entusiasmante: mentre sul fronte acquedottistico il servizio, al netto delle evenienze di carenza stagionale e di ricorrenti sospensioni connesse a cedimenti/rotture delle reti, rileva una copertura territoriale soddisfacente, sul fronte depurativo la situazione è decisamente critica, con un’ampia quota della popolazione affatto servita per carenze infrastrutturali o sebbene servita non ai livelli previsti dalla legge per l’inadeguata funzionalità e/o conduzione dei sistemi di trattamento degli scarichi.
«Il vero nodo da sciogliere è quello relativo al “governo” del settore, da sempre in sofferenza e ritardo rispetto alle attività da svolgere ed alle scelte strategiche da intraprendere – sottolinea Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente Campania -. Ad oggi non risulta ancora completamento operativo l’Ente idrico Campano, presupposto ineludibile alla adeguata e coerente realizzazione degli interventi infrastrutturali ed alla gestione del servizio. Da anni è stato previsto un importante impegno di spesa con disponibilità che hanno superato il miliardo di euro per investimenti strutturali. Ciononostante, non è corrisposta una conseguente realizzazione di interventi, le risorse disponibili sono state utilizzate solo in minima parte».


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