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Primo Piano

"Landolfi", ricorso al Tar: Avellino con Solofra

Ospedale "Landolfi", il comune di Avellino si è unito a quello di Solofra nel ricorso al Tar per impugnare la delibera regionale che ha rimodulato i servizi del nosocomio della cittadina conciaria. A renderlo noto il sindaco del comune capoluogo Gianluca Festa. L’avvocato Marcello Fortunato

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Frode carosello, maxi sequestro da 6 milioni di euro a carico di 5 aziende conciarie

La Cassazione ha confermato il sequestro disposto dal gip del tribunale di Avellino nei confronti dei titolari di cinque società attive nel settore conciario operanti tra Solofra e Montoro. L'accusa è di aver sottratto all'erario sei milioni di euro. L'Agenzia delle Dogane nel 2017 aveva delineato il meccanismo fraudolento posto in essere dagli indagati per frodare l'Erario, attraverso un articolato intreccio di rapporti tra distinte strutture societarie operanti nel settore della lavorazione delle pelli.

In pratica una società – il reale concessionario nazionale - acquistava all'estero pelli di origine extracomunitaria introdotte nel deposito doganale (regime doganale 71) senza assolvimento dei relativi diritti comunitari e nazionali; quindi la stessa società all'interno del deposito doganale vendeva la stessa merce alle altre quattro società coinvolte, che procedevano poi all'immissione in libera pratica, con introduzione nel deposito iva (regime doganale 45), con assolvimento di eventuali diritti comunitari (dazio).
A breve distanza di tempo, le stesse merci venivano estratte dal deposito fiscale con assolvimento contabile dell'iva mediante l'emissione di autofatture da parte delle quattro società e successivamente i medesimi prodotti venivano rivenduti alla società – reale concessionaria nazionale – come cessioni nazionali con iva esposta.
Tale meccanismo consentiva a quest'ultima di detrarre integralmente l'iva evidenziata nelle fatture iva che per le altre quattro società emittenti costituiva un debito che tuttavia non veniva mai versato all'Erario, omettendo queste società i relativi versamenti di imposta.
Le fatture inerenti i rapporti tra le cinque società erano comunque riferite a operazioni oggettivamente inesistenti.
“La configurabilità, almeno a livello indiziario, della fattispecie associativa – scrive la Cassazione – è dunque scaturita dalla considerazione che le società coinvolte nelle varie operazioni erano riconducibili a un unico centro di interesse economico imprenditoriale con condotte ripetute nel tempo e contraddistinte dalla proiezione alla commissione in forma stabile di delitti tributari, mediante il meccanismo delle cosiddette frodi carosello”.