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Vaccino anticovid, 10mila dosi inoculate grazie a Confindustria ed alle aziende - anche solofrane -

(COMUNICATO STAMPA) Lo scorso marzo Confindustria nazionale ha avviato un’ indagine per individuare le imprese pronte a diventare “fabbriche di comunità” quindi idonee per ospitare siti vaccinali. Confindustria Avellino si è attivata prontamente ed ha iniziato a prendere i primi contatti con Maria Morgante, direttore generale dell’Asl, per conoscere le modalità operative di svolgimento della campagna vaccinale nel rispetto delle prescrizioni sanitarie e per essere preparati ed organizzati non appena sarebbe stato possibile iniziare le vaccinazioni.

"Il lavoro che consuma", gli operai solofrani si raccontano ad Agorà Rai

Agorà Rai - Solofra
Le telecamere del programma “Agorà” in onda su Rai nelle aziende del polo conciario di Solofra (Clicca qui per vedere il servizio). Si parla di lavoro e di pensioni. Un tema caldo, in Italia è aperta la discussione sulle categorie di lavoratori escluse dall’innalzamento dell’età della pensione a 67 anni, che dovrebbe scattare nel 2019. I conciatori di pelli sono entrati nelle quindici categorie di lavoratori escluse dall'innalzamento dell'età pensionabile. “Il lavoro che consuma” il tema del servizio che ha dato voce a tre lavoratori solofrani impegnati in conceria. Nicola, Gennaro, Pompeo con alle spalle anni di lavoro. La loro posizione è chiara: “Il nostro è un lavoro duro e rischioso, dalla mattina alla sera”. Ed ancora. "Non si sa quando si va in pensione, la legge Fornero è quella che ci ha rovinato. Non si sa quando si va in pensione, quanti anni ancora dovremo lavorare”. Intervistati anche Franco Fiordellisi segretario generale Cgil irpinia e Carmine De Maio della Filctem Cgil che hanno sottolineato come i lavoratori - quelli del reparto bagnato ad esempio - si trovano a dover lavorare "in un ambiente umidissimo. Per quanto vanno in sicurezza hanno una umidità addosso che ti ferma". E poi le polveri, il contatto con prodotti chimici e "movimenti ripetuti che alla lunga limitano la mobilità delle articolazioni"
Salgono a quindici le categorie di lavoratori escluse dall’innalzamento dell’età della pensione a 67 anni, che dovrebbe scattare nel 2019. Nel corso dell’ennesimo incontro tecnico tra il governo e i sindacati, un paio d’ore di trattativa centimetro su centimetro come usava una volta, è stata aggiunta un’altra voce rispetto alle quattordici già decise. La new entry è quella degli stampatori a caldo, gli operai che danno forma ai prodotti metallici appena usciti dagli altiforni. Lunedì erano state aggiunti gli operai agricoli, i marittimi (voce nella quale rientrano anche i pescatori) e i siderurgici. Mentre le undici categorie dalle quali si era partiti sono quelle dei cosiddetti lavori gravosi, dalle maestre d’asilo agli infermieri. Per tutte queste persone, circa 17 mila, nel 2019 l’età della pensione dovrebbe rimanere ferma a 66 anni e sette mesi, come adesso. Bloccando l’aumento di cinque mesi che riguarderà tutti gli altri e che sarà formalizzato tra poche settimane per adeguare i requisiti pensionistici alla speranza di vita, cresciuta sempre di cinque mesi. Ma potrebbe non finire qui. Perché il numero delle categorie escluse dall’aumento potrebbe salire ancora.

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