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“Senza blocco dei licenziamenti in Irpinia 8mila esuberi. Rischia anche Solofra”

L’emergenza economica e sociale. “Se non sarà prorogato il blocco dei licenziamenti, in Irpinia si conteranno circa 8mila esuberi. Un dramma nel dramma che non potremo sopportare”.

Solofra, il progetto Unic: biocombustibile dagli scarti di pellame

Conceria
Un biocombustibile sintetizzato dagli scarti di pellame. La sfida è stata lanciata durante il convegno tenutosi a Milano e promosso dall'Unic ovverosia l'Unione nazionale industria conciaria italiana. Si punta all'applicazione della tecnologia TCR in Italia. La pratica permette, tramite processo di reforming termocatalitico, di trasformare materiale organico di risulta delle concerie e delle imprese manifatturiere, a monte e a valle, in gas di sintesi, olio combustibile e biochar (carbone di legna). Insomma l'obiettivo è quello di realizzare un biocombustibile partendo dalla valorizzane degli scarti della produzione conciaria. Il primo passo sarà quello di avviare uno studio di fattibilità. Se lo studio, che dovrà valutare costi e benefici, dovesse dare esito positivo, il passo successivo sarebbe quello di avviare una campagna di crowdfunding per la realizzazione dell’impianto industriale. Una “idea” che prova a cucire addosso all'industria conciaria una immagine sempre più ecofriendly. Il rapporto sostenibilità ha del resto evidenziato come mediamente ciascuna azienda destina il 4% del fatturato alla prevenzione degli impatti sull'ambiente.
La voce più consistente del bilancio ambientale delle aziende è senz'altro la gestione degli scarichi idrici che include i costi di depurazione e che contribuisce per oltre il sessanta per cento. Le spese attribuibili a rifiuti e scarti di lavorazione equivalgono a quasi un quinto (18.3%) della spesa totale. La gestione dei prodotti chimici e lo sviluppo di nuovi articoli finalizzati al miglioramento delle performance ambientali equivale al 9.2% della spesa. La quota riferibile ai costi generali che include le certificazioni di sistema e prodotto ha assunto particolare rilevanza (6.3%) seguito dall'impegno connesso alla sicurezza di prodotto e le analisi sui materiali (5.2%)". Questi dunque i numeri per la gestione dei costi ambientali sostenuti dalle aziende. Il riutilizzo degli scarti di produzione ha dunque anche una ricaduta positiva in termini di contenimento delle spese che gravano sulle aziende. E poi c'è il Cop21 di Parigi che ha impegnato i 196 i firmatari (195 Stati più l'Unione europea) a tagliare le emissioni di gas serra e ad adottare misure per fare in modo di contenere l’aumento delle temperature nei limiti dei 2°C (e non è detto che sia sufficiente). Anche l'industria conciaria italiana prova a fare la sua parte. La biomassa prodotta dalle proprie aziende servirà a produrre gas combustibile, biodiesel e etanolo. Non una strada nuova quello del riutilizzo degli scarti di produzione conciaria. Consorzi sono attivi per il recupero del cromo, gli scarti di pellame vengono utilizzati per la realizzazione di pannelli ad elevata efficienza energetica per l'edilizia ed investimenti sono stati fatti per il “cuoio rigenerato” partendo proprio dagli scarti di produzione. Insomma il riciclo ed il riutilizzo non è certo una novità per il comparto conciario. Ora si vuole però provare ad ampliare l'area di interesse del riutilizzo degli scarti di produzione..


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