Primo Piano

"Ospedale Landolfi, ai cittadini non serve la demagogia di qualche sindaco imbecille"

Il consiglio comunale sull'ospedale Landolfi di Solofra conclusosi con la riaffermazione di un secco "no" alla chiusura del pronto soccorso così come stabilito dall'ultima delibera della giunta regionale. Oggi arriva la risposta del governatore della Regione Campania che rimette in riga qualche "sindaco imbecille" e di chi "pensa di fare voti sulla pelle dei cittadini". "Il 30 giugno definiamo gli atti aziendali con le nuove funzioni che destiniamo anche all'ospedale di Solofra, ha detto il governatore nella sua consueta diretta Facebook del venerdì. A Solofra avremo la procreazione medicalmente assistita. Realizziamo un day surgery cioè una struttura per la piccola chirurgia. La grande chirurgia va al Moscati, non per cattiveria ma semplicemente perchè in questo modo si salva la vita delle persone. Perchè un conto è fare demagogia e dire imbecillità. Un altro conto è mandare in un reparto un cittadino che ha un problema serio ed anzichè m

Meraviglie del "copia ed incolla": a Solofra tutti sanmarzanesi

Palazzo Orsini
A Solofra? Sono tutti Sanmarzanesi. Non una incidenza demografica legata alla presenza di uomini e donne provenienti dall'omonimo centro dell'agro nocerino-sarnese quanto piuttosto il frutto di un infelice “copia ed incolla” tecnica utilizzata per esportare testi scritti, ed a giudicare da quanto si legge nel Piano di emergenza comunale del comune di Solofra, anche per documenti ufficiali. Nella Relazione del Piano di Emergenza Comunale si fa infatti riferimento, erroneamente, alla popolazione “sanmarzanese”. Si tratta di una “chicca” che il circolo Legambiente di Solofra ha fatto rilevare con le sue osservazioni al piano. “Tra le varie incongruenze osservate, spiegano gli attivisti di Legambiente, la più rilevante è l’errata definizione del rischio idraulico generata dal non aggiornamento delle cartografie. Ci riferiamo cartografia del Piano Stralcio di Bacino per l'Assetto Idrogeologico (PSAI) adottato dal Comitato Istituzionale con Delibera n.1 del 23/02/2015. Nel piano è stata individuata un’area di attesa, Piazza Marello, e un’area di accoglienza o di ricovero, Scuola Primaria 'Guarini', che però ricadono in area a pericolosità idraulica elevata. Inoltre, Via Giuseppe Maffei, contrassegnata da frecce verdi, indicanti il 'Percorso verso le aree di attesa', in direzione Ponte San Nicola e rotatoria, nei pressi di Via Santa Lucia, ricade in area a Pericolosità da Frane Molto Elevata R4 e in area Rischio Idraulico Elevato R3 e ad avviso di questo circolo, sarebbe opportuno invertire la direzione. Infine, per Via Turci, contrassegnata da frecce verdi, è indicato nella cartografia del vigente come Alveo Strada. Pertanto gli scenari su cui basare la risposta di Protezione Civile risultano non corretti, anzi addirittura la loro attuazione potrebbe creare seri rischi all’incolumità delle persone”. Problemi sono stati rilevati anche rispetto alla questione del rischio industriale.
Legambiente
“Nel piano leggiamo che 'nel territorio di Solofra non sono presenti industrie a rischio di incidente rilevante che non sono presenti poi procedure operative sulla quale si possa articolare la risposta del Sistema di Protezione Civile'. E' vero che nessuna attività di Solofra è inserita nell’inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti, c’è però da segnalare che ai sensi delle direttive 'Seveso', l’elemento principale che caratterizza e classifica un’attività come 'stabilimento suscettibili di causare un incidente rilevante', è la presenza di determinate sostanze o categorie di sostanze, potenzialmente pericolose, in quantità tali da superare determinate soglie. Solofra è storicamente una realtà industriale, con la presenza di circa 250 immobili, in parte in esercizio e in parte in disuso e con la presenza anche di depositi di prodotti chimici. Con i dati in nostro possesso non possiamo stabilire né le quantità né le esatte sostanze utilizzate nell’indotto, perciò è da considerarsi essenziale far partire un censimento delle aziende presenti per ricavare dati concreti sulle produzioni e sulle tipologie di materie prime utilizzate. Concludiamo con l’analizzare la parte più importante di un Piano di Emergenza Comunale: le esercitazioni e la campagna di sensibilizzazione alla popolazione. Riteniamo opportuno che vengano messe in pratica e calendarizzate, soprattutto a verifica della capacità di risposta di tutte le strutture operative interessate e facenti parte del modello di intervento previste”.

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