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Green Pass obbligatorio dal 6 agosto, ecco cosa si può fare e cosa no

Green pass obbligatorio dal prossimo sei agosto. Il governo ha approvato le nuove regole. La certificazione deve essere mostrata da tutti i cittadini di età superiore ai 12 anni. Sono esentati “i soggetti che hanno idonea certificazione medica”.

Per carità risparmiate il caciocavallo!

Di ritorno da un corso di formazione dell'ordine dei giornalisti della Campania sul tema della comunicazione e della sicurezza alimentare mi viene da pensare che il maggior danno che possiamo fare a noi stessi come campani, sono 457 i prodotti campani inseriti nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, e come consumatori sia la banalizzazione di ciò che mangiamo. Insomma pretendere di magiare l'ananas il 25 dicembre è una eresia.
E' una eresia, però, proporre ad ogni piè sospinto i piatti della tradizione. Ed il "piatto" che più di ogni altro è stato vittima della banalizzazione e della commercializzazione sfrenata è sicuramente il "caciocavallo impiccato". Non c'è stata sagra, festa, riunione di condominio che in un modo o nell'altro si trovasse ad avere come invitato il povero caciocavallo con schiere di carnefici sempre pronto ad "impiccarlo". Un bene direte voi, la tradizione che si fa largo. Macchè! Solo un espediente per propinare alla gente la pietanza di tendenza con risultati, diciamocelo, non sempre all'altezza delle aspettative. Ed allora vi ripropongo un illuminato articolo a firma di Francesco Cataldo pubblicato sul sito internet Irpinia post che spiega come quello di voler impiccare il caciocavallo sia un vero e proprio "peccato mortale".
"Molto probabilmente, si legge in un passaggio dell'articolo, l’uso di cucinare il caciocavallo col cappio era propria dei pastori transumanti, che utilizzavano il solo fuoco per cuocere i cibi durante lo spostamento degli armenti. Usanza podolica appenninica meridionale. Il caciocavallo podolico, prodotto molto apprezzato per le sue caratteristiche organolettiche con pasta molto grassa e forti sentori erbacei, è senza dubbio alcuno un vero piacere per il palato. A Zungoli e a Montella lo hanno capito da tempo ormai, come pure nelle vicine Basilicata e Puglia dove ne hanno fatto delle sagre con forte richiamo turistico-enogastronomico. In Irpinia, dove fino a quale anno fa non ve ne era una dedicata (eccezion fatta per una che si teneva negli anni ’70 a Vallata), la moda dilagante delle sagre non ha risparmiato nemmeno il caciocavallo, che continua a morire impiccato. Perdendo per buona parte tutto il suo profilo aromatico con questa tecnica di cottura, sembra di mangiare sempre lo stesso prodotto a distanze chilometriche ma anche a distanza di anni. Ci vorrebbe maggiore rispetto per quest’eccellenza". 

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